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È fondamentale investire nel settore aeroportuale italiano, e farlo in modo mirato. Subito.

Aereo che vola visto dal basso

In aggiunta ai 3 miliardi spesi a favore di Alitalia, il governo sembra aver dimenticato di dimostrare attenzione particolareggiata al settore aeroportuale in generale. Il settore, per l'economia italiana è assolutamente chiave, poichè rappresenta dal 3 al 6% del PIL. Milioni di posti di lavoro sono a rischio, essendo il settore stato messo in ginocchio dalla pandemia, che ha imposto un crollo del mercato che raggiunge l'85%, con una perdita annuale di 90 milioni di passeggeri.

In seguito al supporto economico per la compagnia di bandiera Alitalia, timori si sollevano in merito alla necessità immediata di un impulso economico a tutto il settore.

Spulciando in profondità il testo del PNRR (Piano Nazionale di Rilancio e Resilienza) e la lista dei 557 progetti preliminari che dovrebbero essere finanziati dal Recovery Fund, si nota subito quanto il settore aeroportuale non compaia. L’Italia che non vola più pare essersene dimenticata. Va sottolineato che, nonostante l'apparente dimenticanza nei confronti del settore, gli scali aeroportuali ed il mercato in generale hanno ricoperto un ruolo chiave di contrasto alla pandemia, garantendo continui approvvigionamento di materiale sanitario e di prima necessità. Ora, sul piatto della bilancia c’è il rischio di sopravvivenza delle società di gestione che, gravate da costi fissi ineludibili e mancati introiti si stanno avvicinando sempre più a una critica mancanza di liquidità. A incidere pesantemente sul settore è il crollo del traffico passeggeri, in contrazione netta a partire da febbraio, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. 
«Non penso che il mancato coinvolgimento degli aeroporti nella stesura del PNRR e della lista dei progetti preliminari sia una dimenticanza quanto, piuttosto, una precisa scelta politica del Governo», afferma Valentina Lener, direttore generale di Assaeroporti, l’associazione di categoria che raggruppa 32 società di gestione per un totale di 42 scali sul territorio nazionale che rischiano di chiudere l’anno con una contrazione del fatturato pari a 1,8 miliardi di euro. Reduce dall’incontro a porte chiuse con ENAC (Ente Nazionale per l’Aviazione Civile) e dall’audizione alla Commissione Bilancio e Politiche europee del Senato, tenutesi a cavallo fra settembre e ottobre, Assaeroporti ha rilanciato il proprio grido d’allarme. «Abbiamo visto che nei vari decreti susseguitesi dall’inizio dell’emergenza Covid ci sono state misure a favore del trasporto aereo, che ha beneficiato anche di un fondo ad hoc al fine di mitigare le perdite dovute alla mancata tickettazione. Ma nessun intervento simile è stato effettuato per il settore aeroportuale: dagli handler ai carterer, passando per i retailer, i rent a car e tutto l’indotto», afferma Lener.
Queste le parole rilasciate alla stampa dalla direttrice generale di Assaeroporti, in coda ad una conferenza chiave con le parti. la mancanza di liquidità mette a rischio sia livelli occupazionali, sia gli investimenti già programmati. In aggiunta, va tenuto conto del fatto che le associazioni di regolatori internazionali IATA ed ACI hanno pronosticato un ritorno al traffico aereo regolare non prima del 2024-2025. Sicuramente, ciò che non manca dal punto di vista delle compagnie di gestione aeroportuale, sono le idee ed i progetti di innovazione. Proprio per questo motivo, la frustrazione dei rappresentanti del settore si manifesta sempre più, essendo che gli aeroporti, senza fondi, sentono di non poter realizzare questi passi chiave. Pare dunque difficile comprendere com un settore così importante per l'economia italiana non abbia attirato l'attenzione del Governo, per ora. A parer di molti esperti, ciò potrebbe rappresentare un passo chiave per il rilancio dell'economia, a partire da zone come il Mezzogiorno. Infatti, già negli ultimi anni, i voli da e per le destinazioni europee relativamente al Mezzogiorno erano aumentate fino al 50%. I rappresentanti di Assaeroporti pongono l'esempio della Germania, in cui il Governo ha stanziato fondi sia per Lufthansa, sia per gli aeroporti in generale. Non resta dunque che sperare che si presti orecchio alle richieste e si riporti rilancio in un settore chiave.

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